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Ultimo aggiornamento: 7:45

di Francesco Nicolaci

L’Italia è l’ottava potenza economica mondiale, culla del 70% del patrimonio Unesco, patria di Dante, Leonardo, Galileo e della “Sesta Napoletana” – quell’accordo armonico che ha insegnato la bellezza al mondo. Siamo il Paese che ha inventato gli strumenti ad arco e i codici musicali usati in ogni parte del globo, da andante a vivace con fuoco. Com’è possibile allora che in questa “fucina della storia” la scuola si sia ridotta a ceneri, trasformata in un’azienda di stampo privatista che vive di burocrazia kafkiana e indigenza endemica?

Il contrasto è distopico. Mentre il mondo ancora ci invidia il Rinascimento, noi consumiamo un parricidio silenzioso. Abbiamo smarrito la bussola etica e la maieutica socratica, naufragando in un sistema che ha sostituito il Sapere con il bilancio semestrale.