Nel caos mondiale seguito all’intervento americano e israeliano in Iran, e che ieri ha visto una decisa schiarita con l’apertura di Donald Trump a una tregua e il crollo dei prezzi del petrolio, l’Italia può guardare con un certo ottimismo alle scorte di carburanti nei distributori. «Siamo "lunghi" nella produzione di benzina e diesel - fa sapere Gianni Murano, presidente dell'Unem, l'associazione che raccoglie le aziende della filiera petrolifera italiana - esportiamo una grossissima quantità di quello che raffiniamo. Non vedo, almeno nel breve periodo, il rischio per gli automobilisti di restare a secco». Infatti, lo scorso anno, su sessanta milioni tonnellate di greggio raffinate all'anno, circa la metà - 25,7 milioni di tonnellate, delle quali 8,3 di gasolio e 6,2 di benzina - viene venduta all'estero. Le destinazioni? Soprattutto Europa e Mediterraneo, ma non mancano spedizioni verso gli Stati Uniti. L'importazione di prodotti finiti, invece, supera di poco i 15 milioni di tonnellate. Il petrolio è in forte calo anche a New York, dove le quotazioni perdono il 18,30% a 92,28 dollari al barile dopo la tregua fra Iran e Usa.
Il petrolio in picchiata, greggio Usa a -18% e Brent a 93 dollari. Carburante italiano, la metà va all’estero
Nel caos mondiale seguito all’intervento americano e israeliano in Iran, e che ieri ha visto una decisa schiarita con l’apertura di Donald Trump a una tregua e il crollo dei prezzi del...







