Nel caos mondiale seguito all’intervento americano e israeliano in Iran, e che ieri ha visto una decisa schiarita con l’apertura di Donald Trump a una tregua e il crollo dei prezzi del petrolio, l’Italia può guardare con un certo ottimismo alle scorte di carburanti nei distributori. «Siamo "lunghi" nella produzione di benzina e diesel - fa sapere Gianni Murano, presidente dell'Unem, l'associazione che raccoglie le aziende della filiera petrolifera italiana - esportiamo una grossissima quantità di quello che raffiniamo. Non vedo, almeno nel breve periodo, il rischio per gli automobilisti di restare a secco». Infatti, lo scorso anno, su sessanta milioni tonnellate di greggio raffinate all'anno, circa la metà - 25,7 milioni di tonnellate, delle quali 8,3 di gasolio e 6,2 di benzina - viene venduta all'estero. Le destinazioni? Soprattutto Europa e Mediterraneo, ma non mancano spedizioni verso gli Stati Uniti. L'importazione di prodotti finiti, invece, supera di poco i 15 milioni di tonnellate.

Il made in Italy petrolifero, infatti, ha una forte rilevanza a livello internazionale su benzina e diesel, mentre è più debole su Jet fuel per gli aerei (importiamo metà del fabbisogno), Gpl o biocarburanti. Proprio l'alto grado di indipendenza sul fronte dei prodotti raffinati è uno degli elementi sul quale il governo sta ultimando il suo piano per gestire l'emergenza energetica. Oltre a essere un importante argine contro l'instabilità finanziaria del momento. Infatti anche ieri - sull'onda di ultimatum e stop & go su possibili tregue - i mercati sono stati guidati dall'incertezza e dalla volatilità. L’unico indice a registrare la svolta della tregua anunciata quando in Italia era notte, sono stati i prezzi del petrolio. Il greggio Wti del Texas che era arrivato a sfiorare i 117 dollari al barile è crollato fino a 95 dollari all’annuncio della tregua. Il Brent, il petrolio del Mare del Nord, prima ha superato il tetto dei 111 dollari, per poi arretrare a 109,6 dollari al barile, per poi cadere fino a 94 dollari quando è arrivata la schiarita da Washington. Il gas naturale è salito a 52,4 euro al megawattora (+4,8 per cento), ma mentre Trump parlava il mercato olandese del Ttf era già chiuso. Se la tregua sarà confermata e sarà solida, è facile prevedere una giornata di rialzi sui mercati oggi. Anche se ieri di fronte a questo ottovolante - e alle minacce di riduzioni per i carburanti per famiglie, aerei e imprese - le borse hanno pagato pegno: Francoforte ha perso l'1,06 per cento, Londra lo 0,84, Parigi lo 0,67, Milano lo 0,47. A Wall Street gli indici americano hanno viaggiato in negativo pur tutta la giornata per andare verso la parità. Vittime dell'incertezza anche i titoli di Stati: con rendimenti dei Treasury americani aumentati di tre punti base (al 4,36 per cento), e del Bund di nove punti base (al 3,08 per cento). Non a caso l'indice Vix, l'indice della paura, ha registrato anche un'impennata di 13 punti percentuali.