Vola e poi ritraccia il prezzo del petrolio mentre si avvicina la scadenza del nuovo ultimatum del presidente americano Donald Trump all'Iran mentre le Borse oscillano in preda al nervosismo. Non si è visto ancora un vero 'panic selling' ma la tensione sale.

Nelle ultime ore il greggio Wti del Texas ha toccato i 117 dollari al barile (+5%) mentre le quotazioni del Brent sono salite dell'1,58% a 111 dollari per poi riscendere sotto i 110 tra voci contradditorie di progressi e chiusure sui negoziati tra Usa e Iran. I mercati azionari hanno ampliato le perdite dopo che il New York Times ha riportato che l'Iran ha interrotto i negoziati per una tregua con gli Stati Uniti.

I timori che un'escalation del conflitto possa aggravare la crisi dei carburanti e mettere a rischio l'economia hanno interrotto la serie positiva di quattro giorni dell'S&P 500 e l'Europa è scesa a ruota. La peggiore è stata Francoforte (-1,06%) ma tutti i listini hanno perso terreno, Londra lo 0,84%, Parigi lo 0,67%, Milano lo 0,47 per cento.

A Wall street gli indici viaggiano in negativo. I rendimenti obbligazionari sono aumentati, quello dei Treasury americani di tre punti base al 4,36%, quello tedesco di nove punti base al 3,08%; il bitcoin è rimasto stabile, tra le materie prime il gas naturale è salito a 52,4 euro al megawattora (+4,8%). Gli investitori restano in allerta e la volatilità resterà alta fino a quando non ci sarà un esito chiaro delle trattative.