Mr. Parkinson non bussa, si infiltra. All’inizio è una mano che esita mentre impasti, una gamba che rallenta o cede all’improvviso, una spalla che non segue. Poi prende spazio, cambia il ritmo, riscrive i gesti e ridisegna le tue giornate. Massimo Gualzetti lo ha riconosciuto così, nella sua quotidianità più semplice: in cucina, preparando pizzoccheri, nei movimenti automatici che improvvisamente automatici non sono più. Settantatré anni, una vita nel terzo settore, e una diagnosi che poteva chiudere tutto. Invece ha aperto un’altra storia: quella di un’indagine. Per capire chi è davvero questo infiltrato e, soprattutto, dove colpirlo.
Quando arrivano i primi segnali
Prima ancora del nome, arrivano i segnali. "Un tremore leggero. Quasi trascurabile. Poi qualcosa di più sottile: gli odori forti che si attenuano, si allontanano. Non li sentivo più come prima", racconta. All’inizio si convive, si minimizza. Poi quel tremore resta, ritorna. Ed è a quel punto che Gualzetti decide di rivolgersi a un neurologo. La diagnosi è chiara: Parkinson. Un passaggio netto, che segna un prima e un dopo. "All’inizio c’è stato sconforto, rifiuto, anche rabbia". Ma dura poco.
La quotidianità che cambia (e resiste)







