"La vita con il Parkinson ha assunto un'altra velocità: tutto intorno è uguale a prima, ma va affrontato a passi lenti, come diventano i passi di chi soffre di questa malattia".

Paolo Collo, 75 anni, ha ricevuto una diagnosi nove anni fa, quando ne aveva 64.

Vive a Torino, Scrittore e traduttore, ha lavorato a lungo in una casa editrice. "Ho passato una vita a scrivere. Ma a un certo momento non riuscivo più a farlo in corsivo, era diventato stranamente difficile. E tanto meno riuscivo a capire, il giorno dopo, che cosa avessi scritto". Quindi l'appuntamento per un controllo dal neurologo e la diagnosi, era il 2017.

Malattia incurabile, cronica e degenerativa, il Parkinson "ti frega, nel senso che agli esordi, a parte qualche lentezza nei movimenti e nella scrittura, è una situazione poco critica. Poi, nel mio caso, sono inziate le cadute nei momenti più banali e quotidiani, alcune sono state anche pericolose con puntate al pronto soccorso. Così è cominciata la terapia per controllare i sintomi, ma nonostante questo, resta una costante paura di farmi male".

La riabilitazione per affrontare i momenti di freezing, o congelamento dell'arto, è stata decisiva: "la fisioterapia non elimina il problema ma aiuta a gestirlo", racconta Paolo. Se non fosse che la sanità pubblica offre pochi spazi, nonostante la malattia sia in netta crescita anche tra i giovani. "A Torino esiste una struttura d'eccellenza come il San Camillo, ospedale specializzato per Riabilitazione neurologica e ortopedica, che ha fisiatri, fisioterapisti e logopedisti di grandissima qualità. Ma solo mettendo in conto lunghe attese, perchè i posti sono limitati e le strutture pochissime sul territorio".