BELLUNO - Marble trout. Così gli stranieri chiamano la trota marmorata. Proprio questa specie porta nella nostra provincia appassionati di pesca provenienti da tutto il mondo. C’è chi, in virtù della propria passione, non bada a spese oppure alla distanza da dover percorrere per poter testare le proprie canne e lenze sul Piave. Arrivano da Slovenia, Regno Unito, Svezia, Francia, ma anche da ben più lontano. Stati Uniti, Australia, Cina, Nuova Zelanda, Canada non sono paesi off-limits. Proprio per questo si è reso necessario coniare un termine tutto nuovo: il pescaturismo. «La trota marmorata è senza dubbio un’attrattiva – queste le parole di Marco Pedol, giovane guida di pesca a mosca e istruttore di lancio di Chies d’Alpago –, ma non dobbiamo dimenticare anche le molte altre specie che popolano i nostri fiumi e laghi. Ad esempio, i lucci del lago di Centro Cadore e quelli del Corlo, grazie alle loro dimensioni, attirano migliaia di pescaturisti. Lungo il Piave è possibile trovare anche i temoli, il barbo, il cavedano. Ovviamente, tutte specie interessantissime». Non è tutto oro quel che luccica. «Il turismo legato alla lenza – continua Pedol – è una ottima opportunità per il nostro territorio. Però, va anche monitorato. Per far sì che sia un turismo sostenibile, è necessario che i pescatori siano consapevoli. Dal momento che un’attività massiccia potrebbe causare una moria generalizzata, cosa vista negli anni prima del Covid, a Perarolo di Cadore, quando il Piave era uno spot rinomato in tutto il mondo per la pesca a mosca. Poi, è bene sottolineare che la grande maggioranza di questi pescatori, il 90%, se non di più, pratica il catch and release. Il pesce viene catturato con un amo atraumatico e, poi, viene rilasciato nel suo ambiente naturale».