Guardando la mappa, Pomo è un puntino nel Mediterraneo. Uno scoglio appuntito tra San Benedetto del Tronto e Spalato, circondato da meravigliose acque blu. In questo tratto di mare che raggiunge i 250 metri di profondità, i pesci stavano scomparendo. Poi nel 2017 l’area è stata dichiarata "Zona di Interdizione alla Pesca" e da allora è tornata a essere un paradiso di biodiversità, dove i naselli e gli scampi hanno tutto il tempo di nascere, crescere e riprodursi. L’istituzione della Fossa di Pomo/Jakuba “no-take zone” internazionale non ha soltanto permesso di ripopolare i fondali, ma ha anche fatto la fortuna di quei pescatori all’inizio contrari al divieto. I pesci infatti si spostano, migrano, e i pescherecci che lavorano al limite della zona proibita ne approfittano. Nel resto dell’Adriatico, così come nello Ionio e nel Tirreno, da ormai 30 anni ci sono dei fermi di pesca, non permanenti come quello della Fossa di Pomo/Jakuba, ma temporanei. Il fine è sempre lo stesso: proteggere le risorse marine e garantire il ripopolamento degli stock, in particolare nelle zone più soggette a sovrasfruttamento. Fermare le reti a strascico per un certo numero di giorni consecutivi, infatti, significa dare tempo alle specie ittiche di portare a termine il ciclo riproduttivo senza pericoli, salvaguardando, così, la fauna dei mari più battuti dai pescherecci.