Ottanta persone - il bilancio è come sempre provvisorio - risultano disperse a seguito del più recente naufragio, avvenuto nella zona di ricerca e soccorso libica, della sera del 4 aprile scorso, altre 32 sono state portate in salvo. Nella macabra aritmetica dei migranti morti in mare, ora diventeranno numeri, privi di volto e di storia - e di giustizia-, che si aggiungono alle migliaia come loro che li hanno preceduti e che li seguiranno (nei soli primi mesi del 2026, sono già oltre 700). Perché è inutile sperare che queste morti rappresentino altro che l’occasione dell’ennesima conta. Piuttosto, è probabile che in queste ore la notizia presti il fianco ad un ultimo oltraggio, quello di quanti, in una perversa attribuzione di responsabilità, addossano a chi muore in mare la colpa del proprio fatale destino: “se fossero rimasti a casa loro, sarebbero ancora vivi”. Una consequenzialità inattaccabile nella logica anti-migranti. Anche in questo caso, tuttavia, si tratta di un ragionamento fallace: alla diminuzione degli sbarchi del 2026 non ha corrisposto una diminuzione delle morti, bensì il loro raddoppio. In quest’opera di manipolazione, si vorrebbe arruolare anche il diritto. Le solenni proclamazioni che avevano seguito la seconda guerra mondiale, i doveri di solidarietà e di rispetto della dignità umana sono sempre più negoziabili e comprimibili. Basta guardare a quello che è avvenuto negli ultimi anni in Europa, da ultimo con il nuovo Patto europeo sulla migrazione e l'asilo e il nuovo regolamento sui rimpatri, che inaugurano l’«era delle deportazioni Ue», come trionfalmente dichiarato dall’europarlamentare Charlie Weimers in seguito all’approvazione. O, ancora, alla retorica della legislazione in materia di immigrazione in Italia, culminata nei centri in Albania e nelle sempre maggiori strette sulle richieste di protezione internazionale e di asilo. Anche la giurisprudenza - di recente accusata di impedire l'espulsione degli stupratori da Meloni il cui governo, però, è accusato dalla Corte penale internazionale di mancata cooperazione nel caso dello stupratore Almasri - non si sottrae all’ambivalenza delle norme che è chiamata ad applicare.
L’aritmetica del naufragio e la resa dei diritti
Mentre il Mediterraneo continua a restituire corpi senza volto, la politica europea e italiana si rifugia in una retorica securitaria che manipola i dati e agg…










