Un bilancio esatto delle migliaia di vite finite in fondo al Mediterraneo è impossibile da definire. Negli anni si sono succeduti episodi tragici, i cui contorni, alla luce anche delle frammentarie notizie arrivate dai superstiti, restano labili. Numeri parziali - come quelli relativi alla sciagura di oggi - che raccontano le storie di tantissimi migranti che hanno cercato di raggiungere, senza riuscirci, le coste europee.

Dalla tragedia di Lampedusa del 2013, alla 'strage dei bambini', fino a quella del 2015 nello Stretto di Sicilia, costata la vita ad almeno 700 persone, e più recentemente alla vicenda di Cutro: negli ultimi venti anni il fondale del Mediterraneo si è trasformato in un immenso cimitero. Il 3 ottobre di 12 anni fa, perdono la vita a Lampedusa 368 persone; la foto delle bare allineate in un hangar fece il giro del mondo. Solo otto giorni dopo, si rovesciò un'altra imbarcazione. A bordo c'erano in maggioranza rifugiati siriani.

Delle 268 vittime del naufragio, 60 erano bambini. Nell'estate del 2014 si registrano altri due episodi: nel luglio di quell'anno affonda un gommone con 101 persone a bordo. Un mercantile ne salva 27, le altre 74 risultano disperse. Ad agosto, le vittime sono 200, davanti alle coste libiche. Molti i cadaveri recuperati sulla spiaggia. Il 2015 segna la sciagura con il bilancio più tragico: il 18 aprile, il sovraffollamento e le manovre errate a bordo di un peschereccio in cui sono stipati in ogni buco centinaia di persone, sono le cause che portano all'ennesimo naufragio nel Canale di Sicilia. Muoiono almeno 700 persone, anche se alcuni testimoni parlano di 900 migranti a bordo. Solo 28 i superstiti di un evento che resta numericamente il più drammatico.