'Morti annunciate', 'rabbia e frustrazione', 'intollerabile conta senza fine di bimbi morti', richieste di canali legali e maggiori fondi.
Le reazioni tra gli organismi internazionali e le ong all'ennesimo naufragio al largo di Lampedusa ripropongono ancora una volta i nodi irrisolti che ormai da anni non conoscono soluzioni. Mentre la lunga scia di morte nel Mediterraneo centrale si allunga sempre più.
La triste conta, secondo l'Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) vede '370 morti e 300 dispersi' fino al 9 agosto del 2025 nel Mediterraneo centrale. Nello stesso periodo, precisa l'agenzia dell'Onu, i migranti intercettati in mare e riportati in Libia sono stati 14.063, di cui 12.170 uomini, 1.295 donne, 453 minori e 145 di cui non si conoscono i dati di genere. Calcoli diversi ma stessa sostanza per l'Agenzia Onu per i rifugiati (Unhcr) che registra 675 morti, compresi i dispersi, "dall'inizio dell'anno nel Mediterraneo centrale" i quali rappresentano il 70% di tutti i morti e i dispersi nel Mediterraneo.
Nel mese di luglio le persone arrivate sulle coste italiane, secondo l'Unhcr, sono partite da Libia, Tunisia, Turchia e Algeria. La Libia è stata anche anche a luglio il primo Paese di partenza, con circa il 90% di tutti gli arrivi via mare in Italia, mentre l'81% delle persone arrivate a luglio sono sbarcate a Lampedusa. L'Unhcr è tornata a chiedere di potenziare e coordinare a livello europeo le operazioni di ricerca e soccorso per supportare il lavoro della Guardia Costiera Italiana e di promuovere un più ampio accesso ai canali regolari per le persone in cerca di protezione internazionale attraverso corridoi umanitari e lavorativi ed evacuazioni, lamentando il deciso tagli dei fondi per i 122 milioni di persone in fuga da guerre e crisi umanitarie, "una cifra record, raddoppiata rispetto a 10 anni fa".










