Al cospetto di due crisi maggiori — Gaza e l’Ucraina — , la questione del Mediterraneo retrocede. E dire che è stata una fine dell’estate movimentata nel Canale di Sicilia. Il 13 agosto un numero imprecisato di persone, almeno ventisette fra cui una bambina di undici mesi, sono morte in un naufragio al largo di Lampedusa. Si tratta di un bilancio particolarmente cruento che tuttavia non si è meritato neppure un nome, a differenza di Cutro o Roccella Jonica. Senza un nome è già stato dimenticato.
Il 23 agosto la nave Mediterranea con a bordo dieci naufraghi in cattive condizioni ha disubbidito all’ordine di raggiungere il porto che le era stato assegnato, quello assurdamente lontano di Genova, e ha fatto rotta verso Trapani, incorrendo nelle sanzioni implacabili della multa e del fermo amministrativo.
Il giorno dopo la Ocean Viking con a bordo 87 naufraghi è stata colpita da raffiche sparate da un’imbarcazione della cosiddetta guardia costiera libica in acque internazionali.






