Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
7 APRILE 2026
Ultimo aggiornamento: 14:54
Chi come me ha un bel po’ di primavere (ed estati, e autunni e inverni) sulle spalle ricorda come negli anni Settanta vi fu il periodo dell’austerity. Era, in particolare, l’ottobre del 1973 quando si scatenò la Guerra del Kippur (cosiddetta perché iniziò il giorno della ricorrenza ebraica dello Yom Kippur), in cui gli eserciti di Egitto e Siria attaccarono Israele, e i paesi associati all’OPEC, per sostenere l’azione di Egitto e Siria, praticarono aumenti del prezzo del barile di petrolio e una diminuzione drastica dell’esportazione del greggio nei confronti dei paesi maggiormente filoisraeliani, tra i quali ovviamente l’Italia. Italia dove vennero adottati consequenziali provvedimenti volti a limitare l’uso di petrolio e derivati. Fu appunto l’austerity.
Quali i provvedimenti? Il divieto di circolazione nei giorni festivi dei mezzi privati (le famose domeniche a piedi); la riduzione della pubblica illuminazione del 40%; lo spegnimento delle insegne e scritte pubblicitarie; l’obbligo per bar e ristoranti di chiudere entro la mezzanotte, mentre ai locali di pubblico spettacolo venne imposta la chiusura entro le ore 23, orario in cui dovevano terminare anche le trasmissioni televisive. L’austerity in realtà non durò molto ma è rimasta famosa, come un granello di sabbia negli ingranaggi della macchina, come un qualcosa che non si pensa possa accadere e invece accade.







