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Ultimo aggiornamento: 7:57

Di “decrescita felice” in Italia si è parlato poco negli ultimi anni. Lo hanno fatto mille associazioni, come il Movimento per la Decrescita felice, ci hanno scritto libri intellettuali e professori. Ma in ambito politico il concetto non è mai arrivato. Peggio, è rimasto un tabù assoluto, qualcosa che sembrava mettere in discussione il progresso, l’inarrestabile cammino dell’umanità verso la crescita e una tecnologia capace di coprire ogni esigenza.

Eppure, quello che i fautori della decrescita hanno sempre suggerito è qualcosa di abbastanza facile se non ovvio. La crescita infinita in un pianeta finito non è possibile. Quindi dobbiamo ridurre un po’ la crescita, ovvero consumare un po’ di meno. Questo non ci porta allo stare male, perché nel frattempo possiamo creare e rafforzare infrastrutture relazionali e sociali che ci rendono realmente felici. Così come possiamo puntare sui beni comuni, che ci sostengono e ci rendono più eguali. Se a tutto questo, aggiungerei, avessimo messo in campo una crescita esplosiva delle energie rinnovabili, mentre nel frattempo avessimo ridotto i consumi energetici attraverso l’elettrificazione e soprattutto l’efficientamento energetico, saremmo arrivati a una sovranità energetica unita a una condizione di serenità e appagamento. Il tutto senza grosse rinunce, anzi con enormi risparmi di soldi e di stress.