L'Italia salterà il suo terzo Mondiale di calcio consecutivo, ciò che non ci mancherà anche quest’estate sarà il tempo libero. Ma perché ora si parla di Roberto Baggio? Il discorso, come si suol dire in questi casi, è lungo e complesso. Poco male: anche questo sta diventando una triste consuetudine, in un movimento molto cambiato, tranne in quello che c’è da cambiare.Del resto, era piuttosto lungo e decisamente articolato anche il documento redatto proprio dall'ex calciatore Roberto Baggio, quindici anni fa. Era il lontano 2011 e a ogni dramma sportivo azzurro torna d'attualità la rievocazione, come uno spettro dei Natali passati, del dossier firmato dal Divin Codino. Ritiratosi dal calcio giocato da appena sei anni, allora era stato voluto a da Giancarlo Abete nel ruolo di presidente del Settore Tecnico della FIGC (Federazione italiana giuoco calcio). E in quella manciata di mesi, meno di tre anni, alla guida di un progetto di rifondazione del calcio italiano a livello federale e soprattutto giovanile, in una approfondita relazione rimasta inascoltata dava le indicazioni per le necessarie riforme, sottolineando le criticità di un sistema già in via di auto-implosione. Tra digitalizzazione, scouting e dedizione formativa, 900 pagine che rimasero lettera morta, per citare le sue stesse parole: l'ex Pallone d'Oro si dimise (ai tempi succedeva) nel disinteresse generale. Ma cosa dicevano quelle pagine?L'Italia non parteciperà ai Mondiali neanche nel 2026 dopo la sconfitta con la Bosnia Erzegovina