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6 APRILE 2026
Ultimo aggiornamento: 8:59
Cinque oncologi ogni 100mila abitanti, contro gli otto della Germania, i 7,5 della Francia e i sette del Regno Unito. La scarsità di medici specialisti è un’emergenza del Servizio sanitario nazionale che coinvolge anche l’oncologia. Senza dimenticare che resta aperta anche la questione della disuguaglianza di genere sul posto di lavoro: se negli ultimi dieci anni quasi l’80% delle oncologhe ha registrato un miglioramento della propria posizione professionale, in circa il 70% delle strutture il ruolo di direttore è ancora ricoperto da un uomo. Ma a mettere sotto pressione i professionisti italiani non è solo l’insufficienza degli organici. I nostri specialisti, infatti, devono fare i conti anche con un carico burocratico superiore del 40% rispetto a quello dei colleghi europei. Oltre la metà del tempo di una visita ambulatoriale oncologica è dedicata a documenti, procedure e controlli amministrativi. È il cosiddetto tempo burocratico, che sottrae spazio all’assistenza e peggiora le sindromi di burnout dei medici, soprattutto tra i più giovani.
È da questi dati che vuole ripartire la Carta di Montecitorio, presentata il 30 marzo a Roma, durante l’evento “Donne che curano 2026”, dall’associazione Women for Oncology Italy – la rete delle oncologhe italiane che promuove leadership femminile e migliori condizioni di lavoro nel settore. Il documento raccoglie le richieste da presentare alle istituzioni per far sì che il lavoro dei professionisti venga tutelato e, con esso, la qualità dell’assistenza. “La carenza di specialisti e l’eccessivo carico burocratico stanno progressivamente riducendo il tempo dedicato alla cura”, ha spiegato Rossana Berardi, presidente uscente dell’associazione e direttrice della Clinica oncologica dell’Aou delle Marche.






