Secondo il New York Times, il salvataggio del co-pilota Usa disperso il Iran è stato una corsa contro il tempo tra le forze americane e iraniane, durata per due giorni: i commando Usa hanno recuperato il militare grazie a un’imponente operazione che ha coinvolto centinaia di soldati delle forze speciali. Non si sono registrate vittime tra le fila statunitensi all’interno della squadra di soccorso, ha dichiarato un alto ufficiale militare del Pentagono. Gli aerei di soccorso sono atterrati in Kuwait per prestare le cure necessarie all’ufficiale ferito, ma salvo. Individuare l’aviatore abbattuto, nascostosi avendo a disposizione, per la propria difesa, poco più di una pistola, ha rappresentato la massima priorità per le forze armate americane nelle ultime 48 ore: è stata fatta un’operazione con centinaia di soldati delle forze speciali, decine di aerei da combattimento ed elicotteri, oltre a capacità operative nei settori cyber, spaziale e d’intelligence. Aerei d’attacco hanno sganciato bombe e aperto il fuoco contro convogli iraniani per tenerli lontani dall’area in cui si nascondeva l’aviatore.
“Lo Stretto di Hormuz non riaprirà finché non verrà stabilito un nuovo quadro giuridico, dove parte dei proventi del transito dovranno compensare tutte le perdite subite a causa della guerra”. Lo ha scritto sui social Seyyed Mahdi Tabatabaei, capo della comunicazione del presidente iraniano Masoud Pezeshkian. Parlando delle ultime minacce di Donald Trump, ha aggiunto che il presidente statunitense “ha fatto ricorso a oscenità e insensatezze a causa della pura disperazione e della rabbia”.











