Una corso contro il tempo durata due giorni. Alla fine, le forze speciali americane hanno tratto in salvo il pilota statunitense disperso in Iran dopo l’abbattimento di un jet F-15E avvenuto venerdì. La notizia è stata lanciata da Axios e confermata dal presidente americano Donald Trump, che ha parlato di una delle operazioni più audaci mai compiute dall’esercito degli States.
L’operazione di salvataggio
La missione di recupero ha coinvolto centinaia di soldati delle forze speciali e un’ampia copertura di intelligence e mezzi militari. Come riporta il New York Times, sono state impiegate decine di aerei da combattimento ed elicotteri, oltre a capacità operative nei settori cyber, spaziale e d’intelligence. Il pilota è riuscito a mettersi in contatto con le forze impegnate nel salvataggio grazie al suo equipaggiamento, che comprendeva un radiofaro di segnalazione e un dispositivo di comunicazione protetto.
Nelle ultime 48 ore l’operazione si è concentrata sul rintracciamento dell’aviatore mentre alcune unità dei Pasdaran inviate nella zona dell’abbattimento cercavano di ostacolare l’intervento. Aerei d’attacco hanno sganciato bombe e aperto il fuoco contro convogli iraniani per tenerli lontani dall’area in cui si nascondeva l’aviatore. Nel corso della missione, due aerei da trasporto americani sono rimasti bloccati: altri tre velivoli sono stati inviati per recuperare il personale militare, mentre i due mezzi bloccati sono stati fatti esplodere per evitare che cadessero in mani nemiche.










