L’adolescente che ha tentato di uccidere la sua insegnante non è un mostro. La società gli ha insegnato che il rancore è sempre causato da agenti esterni e che mai e poi mai ci si deve mettere in discussione. L’autocritica è un sintomo di fragilità e la fragilità è considerata un difetto da nascondere. Se proviamo un malessere, lo dobbiamo imputare per forza a qualcun altro.
Noi insegnanti siamo rimasti soli ad arginare la violenza. Ci si accanisce su di noi perché è facile aggredire chi fa della cultura la propria bandiera. Lo dimostra l'esperienza della collega Chiara Mocchi, professoressa di Francese accoltellata qualche giorno fa da un suo studente. La sua lettera aperta, scritta dopo essersi trovata sospesa tra la vita e la morte, è meravigliosa, perché lancia un appello collettivo a non lasciarci travolgere dall'oscurità del male.
La missione dell'insegnante è quella di istruire ed educare. Intento nobile, sebbene la ricompensa sia ridicola e la considerazione sociale sia praticamente nulla. Talvolta veniamo presi a pugni da genitori furiosi o accoltellati dai nostri stessi studenti. Il motivo? Noi insegnanti oggigiorno siamo i soli a dire quei "no" che aiutano a crescere. Per fare bene il nostro lavoro avremmo bisogno di una società che creda veramente in noi. Le istituzioni dovrebbero considerarci figure fondamentali, non solo formalmente, ma anche sostanzialmente.














