Un materiale spesso quanto un singolo atomo, ottenuto separando strati infinitesimali da una struttura tridimensionale, ha cambiato nel giro di pochi anni il modo in cui la comunità scientifica guarda alla materia e alle sue potenzialità di utilizzo. Quando un solido viene ridotto a un singolo strato atomico, infatti, le proprietà fisiche non si indeboliscono semplicemente, ma emergono comportamenti nuovi – spesso controintuitivi – che possono essere sfruttati in modo mirato con progettazioni ad hoc. È in questo passaggio, apparentemente semplice ma capace di cambiare radicalmente il comportamento della materia, che si colloca il lavoro di Valeria Nicolosi, oggi professoressa di nanomateriali e microscopia avanzata al Trinity College di Dublino, impegnata a studiare come esfoliare i materiali alla loro unità più essenziale, per poi ricostruirli con proprietà nuove, selezionate e combinate in funzione di applicazioni specifiche.

Il suo percorso scientifico si intreccia però anche con un primato dal grande valore simbolico: è la prima donna in assoluto a ricoprire il ruolo di professoressa ordinaria (Chair) nella School of Chemistry del Trinity College dalla sua fondazione, nel 1592. Un dato che racconta non solo una carriera fuori scala ma anche un ritardo strutturale in termini di gender gap che, in forme diverse, continua a esistere. In Irlanda, spiega, «le posizioni accademiche non passano attraverso concorsi formali, ma ci sono processi di selezione e valutazione continua, in cui il merito si costruisce nel tempo e viene tradotto progressivamente in responsabilità maggiori», fino ad arrivare a ruoli di leadership scientifica.