Tra loro si chiamano “mofettari”. A sottolineare l’appartenenza ad una comunità scientifica piccola nei numeri, ma di enorme importanza, in cui tutti si conoscono. Sicuramente, dopo il Premio Nobel 2025 per la Chimica assegnato a Omar Yaghi, uno dei padri dei MOF - acronimo di Metal-Organic Frameworks - la situazione sta cambiando velocemente. Appartiene a questa élite di scienziati Valentina Colombo: Yaghi, che è stato insignito del Premio Balzan nel 2024, lo ha conosciuto da vicino e ha invitato lo scienziato, professore alla Berkeley University, negli Stati Uniti, ai prossimi Euro MOF: la conferenza è prevista nel 2027, in Italia, a Como, e Colombo, docente nel dipartimento di chimica alla Statale di Milano, è la coordinatrice.
Professoressa, iniziamo proprio dalla sua materia di studio, i MOF. Cosa sono e perché sono considerati così innovativi?
“Per spiegarli mi piace usare un paragone semplice. I MOF sono strutture cristalline simili ai Lego, in cui i nodi di queste architetture sono formate da ioni metallici e i collegamenti sono i leganti organici. Questa combinazione permette di costruire materiali su misura, altamente porosi e selettivi, con proprietà chimico-fisiche specifiche. Il chimico può, in pratica, disegnare a tavolino un materiale per un’applicazione precisa, ad esempio catturare l’anidride carbonica o filtrare molecole tossiche dall’acqua, e poi sintetizzarlo in laboratorio”.








