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3 APRILE 2026
Ultimo aggiornamento: 12:22
Pensieri in libertà (con libertà di pensiero) sulla settimana NBA
Ovvio, quando si dice Spurs tutti pensano a quella specie di albatros alto 2.28 che si muove come una guardia in attacco, mentre in difesa sembra un incrocio tra Dikembe Mutombo e Hakeem Olajuwon. Ma nella NBA non si è mai vinto da soli. Non c’è riuscito Jordan. Non c’è riuscito Magic. Non c’è riuscito Bird. Non ci riuscirà neanche Victor Wambanyama. Ecco perché la maturazione di Stephon Castle è quanto di più promettente ci possa essere in ottica futura per San Antonio. Giocatore di una solidità spaventosa. Fate conto un veterano, solo che gioca tra i professionisti da appena due anni. In controllo, mai sopra le righe, poche decisioni immature. Questa notte, nella vittoria sui Clippers, ha tirato da tre con il 60% (3 su 5), ha segnato 20 punti, e San Antonio ha passeggiato su Kawhi Leonard e compagni in assenza della stella francese. Stephon Castle è molto competente quando prende iniziativa palla in mano, punta l’avversario in palleggio e riesce con facilità a sovrastarlo nelle entrate anche in situazioni di traffico. Ha una forza nella parte alta del corpo di livello “Jimmy Butler in maglia Chicago Bulls”, giocatore che ricorda molto anche per un tipo di gioco in cui la parte fisica e la parte tecnica rimangono costantemente in simbiosi. Uno dei suoi difetti era il tiro da fuori? Bene, Castle nelle ultime dieci partite sta tirando con il 42,9% da tre. Se diventa pericoloso da fuori con continuità, fate attenzione, perché staccarsi e lasciarli spazio smette di essere un’opzione, e ci si scopre maggiormente sulle sue penetrazioni. In stagione, Castle sta segnando 16,6 punti di media con 7,3 rimbalzi e 1,2 palle rubate. Non è ancora Dominique Wilkins, ma i margini di miglioramento sono impressionanti di partita in partita. Al capitolo tiri liberi, invece, deve lavorare. E anche molto. San Antonio vera scuola di pensiero.







