È una doppia blindatura. La prima arriva dal diretto interessato, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che minaccia querele contro chiunque avanzi ombre e sospetti sulla sua condotta: nessun favoritismo, chi sostiene il contrario - pensando che dietro alla carriera e agli incarichi della giornalista Claudia Conte ci sia la sua “manina” - dovrà risponderne in Tribunale. La seconda, che fa tirare un sospiro di sollievo al Viminale, arriva da Fdi, che, all’indomani dell’incontro tra il ministro e Giorgia Meloni, conferma piena fiducia nel suo operato, stoppando le voci di dimissioni o cambi in vista nella squadra di governo.

Il day after l’intervista che ha fatto esplodere il caso - nei palazzi romani già bollato come “romanzo Viminale” - tutti i protagonisti, chi più chi meno, lasciano trapelare qualcosa, anche se resta difficile ricomporre un puzzle a cui mancano tanti tasselli. E che rischia di trasformarsi in un nuovo “caso Sangiuliano”, con un sassolino che rotola giù e finisce per far franare tutto. Non per la premier, con Palazzo Chigi che torna a rinnovare la fiducia nel ministro: «non c'è nulla di cui il governo debba preoccuparsi», il leitmotiv che rimbalza. Mentre Piantedosi si trincera dietro un «no comment», derubricando la vicenda a «gossip» che non intende in alcun modo alimentare, mettendo in chiaro che da parte sua «non ci sono mai stati favoritismi, incarichi, favori o interessamenti nei confronti di nessuno», Conte inclusa. Dunque avverte di aver dato mandato a un legale per tutelarsi contro chi «ha sostenuto e sostiene il contrario». Anche Claudia Conte riappare e torna a far sentire la sua voce. Prima con un innocuo post sulla giornata dell’autismo, poi rientrando sulla vicenda che lei stessa ha fatto deflagrare rivelando la sua relazione con il ministro. «Al momento preferisco il silenzio - dice all’Ansa, in una scarna dichiarazione di poche righe - ricordo solo le mie competenze professionali di circa dieci anni».