Stai utilizzando Internet Eplorer: è un browser molto vecchio, non sicuro, e non più supportato neanche da Microsoft stessa, che l'ha creato.

Per favore utilizza un browser moderno come Edge, Firefox, Chrome o uno qualunque degli altri a disposizione gratuitamente.

Aumentano i rendimenti, ma anche i costi. Ecco perché serve un’analisi approfondita

Tra meno di tre mesi scatta una rivoluzione nella previdenza complementare legata al Tfr. Fino ad oggi il contributo del datore di lavoro era vincolato al fondo negoziale di categoria. Dal 1° luglio 2026, ottenuta la regolamentazione della Covip, non ancora varata, il lavoratore dipendente potrà trasferire la propria posizione pensionistica complementare dal fondo negoziale di categoria ad altra forma complementare, includendo nel trasferimento anche il contributo datoriale.

Il datore dovrà versare la sua quota anche se il lavoratore sceglie liberamente un fondo aperto o un PIP. La novità, introdotta con l’ultima legge di bilancio, permette di investire di più nei fondi di banche e assicurazioni, solitamente più redditizi. Ma anche più cari. Tanto che i negoziali temono che una parte del contributo datoriale venga erosa dai costi più alti dei fondi gestiti da soggetti con scopo di lucro. Le reti bancarie e assicurative sono pronte a fare leva sulla nuova normativa per attrarre i quattro milioni di aderenti ai fondi negoziali, che gestiscono 80 miliardi di euro di patrimonio. Il contributo del datore, da solo, vale in media il 20% della contribuzione complessiva e fino ad oggi era di fatto bloccato nei negoziali.