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Un sistema di regole fiscali che premia chi pianifica a lungo termine e offre margini di risparmio rispetto agli strumenti finanziari tradizionali, in un Paese dove l’equilibrio pensionistico resta fragile
In Italia parlare di pensioni significa toccare un nervo scoperto. Tra riforme che si susseguono, assegni sempre più leggeri e un’inflazione che erode il potere d’acquisto, la domanda è la stessa per milioni di lavoratori: come garantirsi un futuro dignitoso? Per molti la risposta passa dai fondi pensione integrativi, strumenti che consentono di affiancare alla pensione pubblica un capitale costruito negli anni. La loro attrattiva, però, non dipende solo dalla capacità di accumulo o dall’andamento dei mercati, ma anche – e soprattutto – dal trattamento fiscale riservato a chi decide di investirvi.
A differenza di strumenti finanziari come azioni, obbligazioni o fondi comuni, i fondi pensione godono di un trattamento fiscale più favorevole. I rendimenti maturati sono tassati con un’aliquota del 20%, che si riduce al 12,5% per la quota investita in titoli di Stato ed equiparati. La differenza rispetto all’aliquota ordinaria del 26% applicata alla generalità degli investimenti finanziari produce un effetto rilevante sul lungo periodo, rendendo i fondi pensione più efficienti sul piano fiscale.






