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Con le nuove regole i versamenti integrativi entrano nel calcolo per la pensione anticipata: dai dipendenti agli autonomi, ecco quanto bisognerebbe accantonare
La previdenza complementare in Italia fatica ancora a decollare. Secondo i dati della Commissione di vigilanza sui fondi pensione (Covip), soltanto il 38,3% dei lavoratori ha aderito a un fondo pensione e appena il 27,6% versa regolarmente il Tfr o contributi aggiuntivi. Numeri ancora bassi, nonostante gli incentivi non manchino. Con la Legge di Bilancio 2025, inoltre, sono state introdotte nuove opportunità che rendono più stretto il legame tra la pensione pubblica e quella integrativa.
Dal 2012 esiste la pensione anticipata contributiva, che consente a chi ha almeno 20 anni di contributi di lasciare il lavoro a 64 anni, anziché a 67. La novità introdotta dalla Manovra 2025 è che per raggiungere l’importo minimo richiesto dall’Inps si possono considerare anche le somme accumulate nei fondi pensione. Un vantaggio concreto per chi ha carriere discontinue o redditi più bassi, che altrimenti faticherebbe a maturare la soglia necessaria solo con i versamenti previdenziali obbligatori.






