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2 APRILE 2026
Ultimo aggiornamento: 13:29
Israele non ha bisogno di una legge per uccidere prigionieri palestinesi. Lo ha sempre fatto, in modo sistematico e impunito, da quando è stato costituito. Basti pensare a tutti i report delle Ong palestinesi e le testimonianze di ex prigionieri politici, che documentano esecuzioni sommarie, torture letali e negligenze mediche nelle carceri israeliane come quelle di Ofer, Megiddo e Sde Teiman.
La recente legge sulla pena di morte per i detenuti palestinesi accusati di “terrorismo” non è dunque una novità pratica. Ma è un esperimento politico: un banco di prova per sondare i limiti dell’autorizzazione internazionale. Tante persone sono state uccise nelle carceri israeliane ben prima dell’approvazione di questa legge e voglio ricordarne alcune, iniziando da Khaled Al-Saifi, 67 anni, del campo profughi di Dheisheh a Betlemme, amico storico della mia famiglia – abbiamo passato del tempo insieme durante la mia ultima visita in Palestina nel 2023 -, deceduto lo scorso 2 febbraio 2026, una settimana dopo essere stato scarcerato dalle prigioni israeliane.












