Giuseppe Conte dice che con Paolo Zampolli - amico di Donald Trump, inviato per le global partnership del presidente americano - ha parlato di pace in terra. Dunque per un’ora e 45 minuti, attovagliati in un ristorante del centro storico di Roma, i due si sono intrattenuti sulla geopolitica, hanno approfondito i problemi del nostro tempo e improvvisamente illuminato dalla sapienza di Conte, il Zampolli porterà alla Casa Bianca un corposo dossier con le dritte di Giuseppi per chiudere le guerre in Ucraina e in Medio Oriente. Solo che alcune cose restano avvolte da un nebbione che si solleva sempre quando parla il presidente Conte.

Nella sua replica a Libero, l’ex premier afferma che «l’incontro non ha avuto nessuna aura di segretezza», frase che frana subito perché l’appuntamento tra i due è diventato di dominio pubblico solo grazie agli articoli e foto apparsi sulla prima pagina di Libero. Conte e Zampolli hanno pranzato per un’ora e 45 minuti in una sala riservata di un ristorante romano e nulla, né prima né dopo, sull’incontro e l’oggetto del colloquio è stato comunicato ai media, prova ulteriore del riserbo e della delicatezza dell’occasione. Quanto ai discorsi di Conte sulla pace, sono interessanti le risposte che Zampolli ha dato a Fausto Carioti che lo ha intervistato per Libero: alla domanda sui conflitti, ha detto che «si è parlato di questo e di quello», che «ci sono state due battute sulla guerra» fino a specificare che «non siamo entrati in nessun dettaglio. La colazione non era stata fatta per parlare delle guerre». Notevole, visto che tutta la nota di Conte punta su questo tema. Le parole di Zampolli hanno un peso diverso da quelle di Conte sul contenuto del colloquio. «L’ho incontrato come un amico» dice l’uomo d’affari al nostro cronista, aggiungendo che il leader dei 5Stelle ha chiesto di porgere i suoi saluti a Trump («per favore salutamelo»), specificando - passaggio non irrilevante alla luce delle cose scritte da Conte nella risposta a Libero - di non avere «alcun mandato sull’Italia», spiegando che c’è un ambasciatore in Italia e quest’ultimo «si occupa della politica dell’Italia». Sul piano istituzionale - cosa che non sfugge di certo a un politico esperto come Conte, due volte presidente del Consiglio - qualsiasi messaggio diplomatico di un certo peso dovrebbe essere trasmesso all’ambasciata degli Stati Uniti a Roma, sede in via Veneto, guidata da un uomo di successo, un grande imprenditore di origini italiane, amico e sostenitore di Trump, Tilman Fertitta.