A Galatina, l’Addolorata sta tutto l’anno nella teca della confraternita, «in tenuta standard, poi quando arriva il momento della processione cominciano ad addobbarla, un velo particolare, gioielli, acconciatura». Arriva il tempo della processione e arrivano anche loro, i fratelli Antonio e Roberto Tartaglione da Bari, fotografi che da quasi vent’anni girano le processioni di Puglia per fermarne la bellezza, il valore per la comunità, il sentimento collettivo. Hanno anche pubblicato un volume, Holy passion con la Teca del Mediterraneo, con testo in inglese «perché ormai le nostre processioni sono ormai patrimonio non solo nostro, del territorio». La loro ricerca si è poi estesa con i Winter Rites, i Carnevali della Basilicata, con i culti mariani e più di recente è cominciata la documentazione sui riti religiosi non cattolici delle comunità migranti di Bari. Alla vigilia di quelli della nostra Settimana santa (quest’anno fotograferanno quelli di Carbonara), ricostruiamo insieme la loro ricognizione.
Quando l’avete cominciata?
«Dal 2008, praticamente quasi ogni anno, abbiamo fotografato processioni, riti, ma uno alla volta perché sono contemporanei: è Venerdì santo dappertutto e noi lavoriamo insieme. La nostra prima processione fu quella dei Cinque Misteri di Molfetta, ne avevamo sentito parlare, allora si vedeva poco in rete, e seguimmo la nostra sensazione. Ci colpì il fatto che era notturna, si svolgeva prima dell’alba, man mano il sole sorgeva ed era una sfida. Cominciava più o meno alle 3 di notte e ci stupì che a quell’ora mezzo paese era nel centro storico, tutti svegli. All’alba dal mare si alzò nebbione e fu ancora più suggestivo».













