Il direttore Mario Sechi si chiede, con la preoccupazione del pessimismo della ragione, credo, se il centrodestra c’è o ci sarà in una partita del Quirinale, fra tre anni, che la sinistra potrebbe essere tentata di giocare da sola se dovesse capitarle la fortuna di vincere anche le elezioni politiche, dopo il referendum sulla riforma costituzionale della magistratura. Non per consolarlo ma solo per attingere ai miei ricordi di cronista delle corse al Quirinale succedutesi in 80 anni di storia della Repubblica, molte delle quali ho raccontato come tifoso e alcune vissute come sconfitto, penso che la sinistra, quando si esaurirà l’“euforia” avvertita con fastidio anche dal solitamente ottimista Goffredo Bettini, rischierà di cadere in una palude anche in caso di vittoria elettorale, oltre che referendaria. Un rischio derivante dalla sua natura geneticamente eterogenea, direi.

Che può anche permetterle di realizzare un governo, ma di breve durata, come capitò a Romano Prodi ad una decina d’anni di distanza, prima con l’Ulivo e poi con l’Unione. Quando Prodi, sempre lui, con la regìa fallimentare dell’allora segretario del Pd Pier Luigi Bersani, che ci rimise il posto, si lasciò tentare dall’ambizione quirinalizia, venne politicamente abbattuto non dagli avversari del centrodestra ma dai “franchi tiratori” ricordate?- della sinistra. Si rimediò con la rielezione provvisoria di Giorgio Napolitano. Ora a un altro Prodi, ormai vicino ai 90 anni come Giuliano Amato e quindi oltre i ragionevoli limiti di età, non si potrebbe rimediare con la rielezione di Sergio Mattarella, dopo quella senza limiti di quattro anni fa che ha dato alla sua Presidenza una durata regale, o quasi.