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Ultimo aggiornamento: 12:18
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“Mi alleno più di un calciatore, guadagnando meno dei loro cuochi o delle loro tate”. Le parole di Gabriele Gravina dopo il fallimento della Nazionale di calcio, fuori dai Mondiali per la terza volta di fila, ha scatenato la durissima reazione di molti appassionati e anche di atleti olimpici azzurri. Nella grottesca e surreale conferenza stampa che ha seguito la disfatta con la Bosnia, il presidente Figc a un certo ha dichiarato: “Il calcio è uno sport professionistico, gli altri sport sono dilettantistici e dobbiamo fare anche un rapporto sulla base dell’equità, visto che si possono effettuare scelte che in sport professionistici non si possono attuare, con alcuni che sono sport di Stato, come lo sci”. Una frase scomposta, inserita in un contesto in cui Gravina per l’ennesima volta sottolineava le colpe degli altri – anche la politica e i club di Serie A sono responsabili della figuraccia azzurra – senza però assumersi le sue responsabilità.












