Fare ricerca oggi nelle biotecnologie e nella biomedicina significa confrontarsi con una sfida strutturale: tecnologie, strumenti e competenze evolvono a una velocità senza precedenti.
Dall’imaging avanzato alle omiche, fino alla genomica, restare competitivi richiede infrastrutture e know-how che difficilmente un singolo ente - università, centro di ricerca o ospedale - può possedere autonomamente. Non è solo una questione di costi: le tecnologie di frontiera richiedono personale altamente specializzato, difficile da reclutare, e rischiano di diventare obsolete in pochi anni, se non inserite in programmi continui di aggiornamento. Pensare che ogni istituzione possa sostenere questo ritmo è irrealistico, così come duplicare ovunque le stesse infrastrutture sarebbe inefficiente. Servono, invece, investimenti stabili e di lungo periodo, incompatibili con una pianificazione annuale o triennale.
La Legge di Bilancio 2019 ha introdotto una risposta strutturale, segnando un cambio di paradigma. Il Parlamento ha affidato a Human Technopole (HT) - fondazione istituita nel 2017 nell’area ex Expo di Milano e finanziata stabilmente con 140 milioni di euro l’anno - il ruolo di hub tecnologico nazionale per la ricerca biomedica e biotecnologica. La missione era ambiziosa: destinare il 55% delle risorse allo sviluppo di Piattaforme Nazionali (PN) ad altissimo livello tecnologico, accessibili in modo competitivo ai ricercatori di tutto il Paese. Questo modello consente agli scienziati di utilizzare infrastrutture e competenze difficilmente disponibili nei propri istituti, creando valore per l’intero sistema: HT rafforza il proprio ruolo non solo come centro di ricerca, ma come infrastruttura nazionale, mentre i gruppi di ricerca possono elevare la qualità delle proprie indagini.






