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Roma, 1958: tra i seni nudi di Aïché Nana e il flash di Tazio Secchiaroli nasce il mito del fotografo d’assalto. Fellini sorride: è quello che cercava per La Dolce Vita
Fuori l’aria comincia decisamente a rinfrescarsi, ma all’interno l’atmosfera è già in lenta ebollizione. Nel quartiere di Trastevere si è appena radunata una comitiva elegante, che entra nel locale alla spicciolata, concedendosi ampie risate, tra un aperitivo al vino rosso e generose boccate di sigaretta. Il 5 novembre del 1958 potrebbe essere esattamente un giorno come qualsiasi altro, ma non è così che andranno le cose.
Al ristorante Il Rugantino - consumato covo di una élite di borghesi annoiati - si celebrano i ventiquattro anni della contessina Olghina di Robilant. È un baccanale, una recita di personaggi che vanno alla ricerca spasmodica di brividi tra cibo e battute salaci. Qualcuno eccede, alza il gomito, strilla e si dimena, ma comunque la serata scorre via fluida. Fino ad un certo punto.






