Il caso Sigonella è solo l’inizio. Diciamo, per semplificare, che in questa prima occasione gli americani ci hanno provato: se le ricostruzioni sono corrette gli aerei che hanno chiesto di atterrare erano già in volo al momento della richiesta, ma soprattutto erano aerei militari. Gli accordi bilaterali che definiscono la funzione delle basi americane in Italia escludono la possibilità che siano utilizzate come avamposti per azioni di guerra. Nel caso che lo siano, che siano cioè al servizio di un attacco militare, il governo italiano deve essere avvertito e deve autorizzare: quindi, di fatto, deve entrare in guerra.

Il varco è strettissimo. Meloni non può entrare in guerra, ma non può dispiacere il partner americano. Non vuol fare quello che ha fatto lo spagnolo Sánchez: chiudere lo spazio aereo ai caccia impegnati nella guerra illegale con l’Iran. Quindi, che fare?

Il ministro della Difesa Crosetto per questa volta se l’è cavata dicendo che non poteva far diversamente: ha rifiutato il permesso di atterrare agli aerei americani perché erano aerei da guerra e non avevano chiesto l’autorizzazione. Proviamo a credere che sia andata così. Che né il governo né i servizi segreti fossero informati dell’azione militare in corso. Che, appunto, gli americani ci abbiano provato spacciando un’azione di guerra per ordinaria routine di manutenzione mezzi. Ma quanto può durare?