Nel cuore della Sicilia orientale, tra Catania e Siracusa, si trova una delle installazioni militari più strategiche del Mediterraneo: la base di Sigonella. Questa struttura rappresenta da decenni un nodo cruciale per le operazioni della Nato e per la cooperazione militare tra Italia e Stati Uniti. Per questo motivo il diniego di Crosetto all'uso della base per il transito degli aerei Usa diretti in Medio Oriente rappresenta un momento di svolta significativo nella relazione tra Roma e Washington.

La base di Sigonella è un aeroporto militare situato nel territorio della Piana di Catania. È una base “condivisa”: formalmente italiana, ma utilizzata anche dalle forze armate statunitensi, in particolare dalla Marina Usa. Nel corso della Guerra fredda e negli anni successivi, Sigonella ha assunto un ruolo strategico fondamentale per il controllo del Mediterraneo, le operazioni in Medio Oriente e Nord Africa e per il supporto logistico e aereo della Nato. Proprio questa posizione geopolitica la rende un punto sensibile, spesso al centro di tensioni internazionali.

L’episodio più famoso legato alla base è la cosiddetta crisi di Sigonella, avvenuta nell’ottobre 1985, uno dei momenti più delicati nei rapporti tra Italia e Stati Uniti. Tutto nasce dal sequestro della nave da crociera italiana Achille Lauro da parte di terroristi palestinesi. Durante il dirottamento viene ucciso un cittadino americano, Leon Klinghoffer. Dopo la liberazione degli ostaggi, i terroristi ottengono di lasciare l’Egitto a bordo di un aereo diretto in Tunisia. Ma gli Stati Uniti non accettano l’accordo. Il presidente americano Ronald Reagan ordina l’intercettazione dell’aereo: caccia statunitensi lo costringono ad atterrare proprio a Sigonella. A quel punto, gli Usa vogliono arrestare immediatamente i terroristi e trasferirli negli Stati Uniti. Il presidente del Consiglio italiano Bettino Craxi si oppone fermamente. La posizione italiana è chiara: il crimine è avvenuto su una nave italiana, quindi la giurisdizione spetta all’Italia. Craxi ordina ai militari italiani - carabinieri e aeronautica – di circondare l’aereo per impedire l’intervento delle forze speciali americane. Nella notte tra il 10 e l’11 ottobre 1985 si arriva a una situazione senza precedenti: da una parte soldati italiani, dall’altra unità speciali americane (Delta Force). Per alcune ore si sfiora un conflitto armato tra due Paesi alleati nella Nato. Alla fine prevale la linea italiana: gli Stati Uniti si ritirano e i terroristi vengono presi in custodia dall’Italia e processati. La crisi si chiude senza spargimento di sangue, ma con conseguenze politiche rilevanti come le tensioni diplomatiche tra Roma e Washington, una spaccatura nel governo italiano, la ridefinizione dei rapporti tra alleati. Un mese dopo, Reagan e Craxi si incontrano alla Casa Bianca, ristabilendo i rapporti.