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Gli Stati Uniti aumentano la pressione su Teheran inviando centinaia di incursori delle forze speciali nel Golfo, mentre i negoziati restano incerti sul tavolo restano operazioni militari complesse e ad alto rischio

Un centinaio di incursori appartenenti ai Navy SEAL e ai Ranger dell’Esercito sono diretti in Medio Oriente, in vista delle possibili operazioni terrestri che hanno sempre previsto il coinvolgimento teorico di unità per missioni speciali di livello 1, o Tier 1. Ranger e Navy SEAL interverrebbero più che probabilmente nelle operazioni mirate che contemplano il controllo di obiettivi chiave nel caso di “luce verde” del Pentagono, che, dopo aver ottenuto l’autorizzazione presidenziale, potrebbe lanciare raid mirati in settori di alto valore strategico o operazioni anfibie su vasta scala.

Tra le opzioni prese in considerazione dalla Casa Bianca, tutte estremamente complesse, figurano un’operazione anfibia per il controllo dell’isola di Kharg, nel settore settentrionale del Golfo Persico, dove sorge il principale terminal petrolifero controllato dall’Iran; un raid per catturare l'uranio altamente arricchito immagazzinato dal regime, o assicurarsi che resti “sigillato” per sempre nei tunnel che si diramano dal sito nucleare di Natanz, già parzialmente sepolto dai bombardamenti sferrati dalla coalizione israelo-statunitense; e la messa in sicurezza dello Stretto di Hormuz attraverso un’operazione lanciata su più obiettivi che dovrebbe portare al controllo delle isole strategiche e di una striscia di costa dell’Iran meridionale, con la necessaria “profondità” per garantire il controllo della testa di ponte. Una prospettiva che ha risvegliato, in chi conosce la storia militare, il dramma di Gallipoli 1915.