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Il Pentagono pianifica “operazioni di settimane” contro Teheran se fallisce la diplomazia. Rafforzata la presenza militare Usa nel Golfo: nel mirino non solo il nucleare, rischio guerra regionale

Sull’Iran Donald Trump sembra fare sempre più sul serio. Mentre l’amministrazione repubblicana guidata dal tycoon muove una seconda portaerei dall’area del Venezuela al Medio Oriente e la strada diplomatica messa in piedi in Oman si restringe, due funzionari statunitensi rivelano alla Reuters che l’esercito Usa si sta preparando alla possibilità di “operazioni prolungate della durata di settimane” contro Teheran nel caso in cui il commander in chief dovesse decidere di risolvere il dossier iraniano con la forza. Uno scenario, sottolinea l’agenzia britannica, che rende evidente come il prossimo conflitto con il regime degli ayatollah potrebbe diventare più grave di quelli visti in precedenza tra i due storici nemici.

Le dichiarazioni delle fonti anonime consultate dalla Reuters arrivano a poche ore di distanza dalla conferma che il Pentagono invierà nelle acque mediorientali la USS Gerald Ford - la portaerei più grande del mondo affiancherà dunque nell’area la USS Abraham Lincoln - aggiungendo migliaia di soldati americani, aerei, cacciatorpediniere e altre armi nella regione rafforzando così il dispositivo bellico a disposizione di Trump nel caso in cui i colloqui diplomatici dovessero fallire. Proprio in merito ai negoziati, il presidente statunitense ha dichiarato che è “difficile raggiungere un accordo con l’Iran” aggiungendo che “a volte bisogna avere paura. È l’unica cosa che può davvero risolvere la situazione”.