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Il capo della Casa Bianca non ha ancora deciso su un’operazione in territorio iraniano. Intanto prosegue il rafforzamento della presenza militare Usa in Medio Oriente

Petrolio e nucleare. Nel giorno in cui in un’intervista al Financial Times Donald Trump dichiara che potrebbe autorizzare l’assalto al terminale strategico di Kharg, da cui transita il 90% del greggio della Repubblica Islamica, un altro quotidiano, il Wall Street Journal, lascia trapelare un secondo possibile obiettivo del Pentagono: il recupero degli oltre 400 chilogrammi di uranio arricchito del regime degli ayatollah che si troverebbe nei sotterranei del sito di Isfahan (materiale fissile sarebbe presente anche in un deposito a Natanz). Indiscrezioni che si susseguono mentre nella regione mediorientale continuano ad arrivare i rinforzi Usa che potrebbero essere dispiegati per operazioni di terra in Iran.

Quanto rivelato dal Wall Street Journal accende ancora una volta i riflettori sul programma nucleare di Teheran, al centro della politica estera di Washington da oltre 15 anni e rispetto al quale Trump, dopo aver deciso al tempo del suo primo mandato di uscire dall’accordo negoziato dal suo predecessore Barack Obama, ha lanciato una politica di “massima pressione”. Prima, nel 2025, attraverso la missione Martello di Mezzanotte (nel contesto della guerra dei 12 giorni) e, ora con la missione Furia Epica.