NEW DELHI, NAIROBI - Ormai non passa giorno senza che gli effetti della crisi energetica innescata dall’aggressione israelo-americana contro l’Iran tocchino un nuovo settore, o un nuovo Paese, nelle parti di mondo più fragili o maggiormente dipendenti dalle forniture energetiche che transitano attraverso lo Stretto di Hormuz.
Tra i Paesi in cui sono già scattate delle misure di austerity c’è l’Indonesia dove il programma di welfare più ambizioso tra quelli lanciati dal presidente Prabowo Subianto è stato ridimensionato. La distribuzione di pasti gratuiti a 82,9 milioni di bambini e donne incinte o in fase di allattamento continuerà per sei giorni alla settimana solo nelle regioni del Paese con i tassi di malnutrizione più elevati. Nel resto dell’arcipelago, così da risparmiare 2,3 miliardi di dollari, il cibo gratuito sarà distribuito solo cinque giorni su sette.
L’austerity in Corea del Sud e Giappone
Le conseguenze della crisi energetica sono così vaste e articolate da non riguardare solo i Paesi in via di sviluppo, ma anche economie più mature come Corea del Sud e Giappone. In questi Paesi l’austerity rischia di assumere le sembianze a noi più familiari delle limitazioni alla circolazione delle vetture. Il governo di Seul ha già contingentato l’impiego delle auto private dei dipendenti pubblici e presto potrebbe fare altrettanto con chi lavora nel settore privato. Il piano dovrebbe scattare qualora le quotazioni del greggio superino i 120 dollari al barile, riportando il Paese – che importa dal Medio Oriente circa il 70% del greggio che consuma – grossomodo dove si trovava ai tempi di altre due crisi petrolifere, quelle scatenate nel 1991 dalla Guerra del Golfo e nel 2011 dalle Primavere arabe.






