Roma, 30 mar. (askanews) – “Sento il bisogno di dire grazie, un grazie che sale dal cuore e attraversa ogni battito che ancora oggi posso sentire. Un grazie rivolto a quei donatori A.V.I.S. anonimi che, senza sapere chi io fossi, mi hanno ridato la vita”. Lo scrive in una nuova lettera aperta Chiara Mocchi, l’insegnante di francese alla Scuola Secondaria di Leonardo Da Vinci di Trescore (Bergamo), accoltellata da un suo studente il 25 marzo.
“La mattina del 25 marzo 2026, davanti alla mia aula, un mio alunno tredicenne – confuso, trascinato e ‘indottrinato’ dai social – mi ha colpita all’improvviso, ripetutamente al collo e al torace con un pugnale. Solo il coraggio immenso di un altro mio alunno: ‘E.’, anche lui tredicenne, che mi ha invece difesa rischiando la sua stessa vita, ha impedito il peggio”, si legge nella missiva della prof. Mocchi, affidata al suo legale Angelo Lino Murtas: “Una potentissima emorragia, quasi un litro e mezzo di sangue perso in poco tempo. Un fendente arrivato a mezzo millimetro dall’aorta. Un foulard premuto sul collo, le mani tremanti di chi mi soccorreva, e quel torpore che avanzava rapido mentre la luce intorno a me diventava ombra, e l’ombra diventava addio”.










