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"Oggi la mia gratitudine va al mio alunno 'E.', ai donatori, ai soccorritori, a chi mi ha tenuta aggrappata a questo mondo che Amo e che non voglio lasciare" scrive Chiara Mocchi in una nuova lettera
"Una potentissima emorragia, quasi un litro e mezzo di sangue perso in poco tempo. Un fendente arrivato a mezzo millimetro dall’aorta. Un foulard premuto sul collo, le mani tremanti di chi mi soccorreva, e quel torpore che avanzava rapido mentre la luce intorno a me diventava ombra, e l’ombra diventava addio. Poi, dal cielo, è arrivata l’eliambulanza del servizio 'Blood on Board'. Mi hanno caricata in un istante. Nel momento del decollo, ho visto dall’alto le finestre della mia scuola: prima vuote, poi improvvisamente riempirsi dei volti dei miei amati ragazzi. Mi salutavano agitando le mani con disperazione, le lacrime agli occhi. Era come se volessero trattenermi ancora un po’ con loro".
Lo scrive Chiara Mocchi, la professoressa di francese accoltellata da un suo alunno nella Scuola Secondaria di Leonardo Da Vinci di Trescore Balneario, nella Bergamasca, in una lettera affidata al suo legale, avvocato Angelo Lino Murtas, in cui si rivolge in particolare a "quei donatori Avis anonimi che, senza sapere chi io fossi, mi hanno ridato la vita".









