In un settore della medicina che negli ultimi anni ha già subito una trasformazione radicale, l’arrivo della formulazione orale per la terapia dell’obesità è l’ennesima rivoluzione. Una compressa che ha una efficacia equivalente a quella del farmaco iniettabile, ma che potrebbe cambiare la vita degli agofobici, di chi ha difficoltà di aderenza alla terapia con l’iniezione settimanale, o di chi vuole passare all’orale per il mantenimento del peso dopo il dimagrimento. Ma il suo arrivo sul mercato italiano è ancora una scommessa. Che dipende da diversi fattori. Li spiega, in questa intervista, Patrick Jonsson, Executive Vice President e President di Lilly International.

Orforglipron è il primo agonista orale del recettore GLP-1 nella pipeline di Lilly. E sta giustamente suscitando una grande attesa. Cosa ci dicono i dati clinici sulla sua efficacia e sul profilo di sicurezza rispetto alle formulazioni iniettabili?

"Orforglipron non è solo il primo agonista del recettore GLP-1 orale. E’ anche, e soprattutto, il primo non-peptidico – dunque non richiede refrigerazione né una filiera complessa, e può essere preso senza restrizioni alimentari perché non viene “digerito” nello stomaco. Questa è una distinzione fondamentale, che lo rende molto diverso dalla molecola orale lanciata di recente dal nostro principale competitor negli Stati Uniti (semaglutide orale per il trattamento dell’obesità, ndr).