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31 OTTOBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 14:56
Dopo il successo – e le polemiche – legate ai farmaci dimagranti a base di semaglutide e tirzepatide, il mercato delle terapie contro l’obesità sta per cambiare ancora volto. Novo Nordisk, produttrice di Ozempic e Wegovy, ha annunciato l’arrivo della versione orale della semaglutide, mentre la rivale Eli Lilly, già produttrice di Mounjaro e Zepbound, prepara una nuova molecola chiamata orforglipron: un principio attivo capace di attraversare lo stomaco senza essere distrutto, con lo stesso effetto dimagrante ma una struttura chimica completamente diversa. L’obiettivo, dichiarato, è rendere più semplice la somministrazione e ampliare la platea dei pazienti, in un mercato globale che oggi vale oltre 47 miliardi di dollari.
Ma cosa cambia davvero, dal punto di vista clinico, con l’arrivo delle “pillole anti-obesità”? Lo abbiamo chiesto alla professoressa Anna Maria Colao, già Presidente Sie (Società italiana di endocrinologia) e professore ordinario di Endocrinologia e malattie del metabolismo, cattedra Unesco di Educazione alla salute e allo sviluppo sostenibile, università Federico II di Napoli.







