MILANO – Fronte rovente per le torri delle telecomunicazioni. In giornata si è riunito il consiglio di amministrazione di Tim che, oltre ad avere sul tavolo il dossier dell’Opas lanciata dalle Poste, ha deciso di disdire il contratto con Inwit.
Una nota dell’ex monopolista tlc ha fatto sapere che il cda ha deliberato l'invio a Infrastrutture Wireless Italiane (Inwit) della disdetta del Master Service Agreement (Msa, cioè i contratti quadro aziendali) in essere tra le parti, con efficacia alla scadenza contrattuale di agosto 2030, a seguito della clausola sul cambio di controllo esercitata nel 2022.
Una decisione che matura in scia a quanto già fatto da Fastweb+Vodafone.
Alla vigilia dell’appuntamento, è emerso dalla Bloomberg che il fondo di private equity Ardian, azionista di Inwit con il 32% del capitale circa attraverso il veicolo Daphne 3, ha avvisato Tim che un recesso anticipato dalla società violerebbe i termini alla base dell'investimento in Inwit esponendo Tim a "responsabilità estremamente gravi". Daphne aveva acquistato da Tim le azioni in Inwit in tre transazioni tra il 2020 e il 2024, pagando 2,9 miliardi di euro.
Proprio nelle ore del cda, inoltre, fonti Inwit facevano notare che una eventuale rottura non potesse passare dal board, ma necessitasse della decisione dei soci. "Fermo restando la mancanza dei presupposti giuridici di un'eventuale disdetta che possa essere ritenuta efficace, non si comprende come tale decisione possa essere assunta dal cda e non dall'assemblea della società tenuto conto che realizzare una nuova rete infrastrutturale ha significative implicazioni di lungo periodo, sia industriali che finanziari, con evidenti riflessi sull'Opas lanciata da Poste", hanno spiegato le fonti. "Al riguardo", proseguivano, "appare utile ricordare che la Consob ha in più occasioni chiarito che non sono ammessi, salvo autorizzazione assembleare, comportamenti volti a mutare, anche con effetto differito, le caratteristiche patrimoniali e aziendali della società oggetto di acquisto come, ad esempio, la modifica di politiche industriali o commerciali".








