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Uniscono collettivi più radicali, ONG, sindacati, reti studentesche, pro Pal, centri sociali e tutto il mondo antagonista

Oggi Roma è blindata per la manifestazione indetta dal gruppo. No Kings Italia che coinvolge decina di miglia di attivisti. Ma chi sono? Uniscono, in una sorta di mix che vorrebbe inglobare l’area “progressista” italiana, collettivi più radicali, ONG, sindacati, reti studentesche, pro Pal, centri sociali e tutto il mondo antagonista. Ma anche la CGIL, l’ANPI, l’ARCI, Amnesty International. Cosa faccia da collante oltre la richiesta di dimissioni della premier Meloni non è però dato saperlo. O forse non c’è molto altro.

Rifiuto della leadership, ma struttura organizzata in modo orizzontale, è il loro marchio di fabbrica. perché è proprio quello il messaggio che sostengono di voler trasferire. L’origine del format è americana, legata alle proteste contro Donald Trump. L’espressione “no kings” viene utilizzata perché richiama la tradizione politica americana, quella della Rivoluzione del 1776, quando i coloni si ribellarono al re d’Inghilterra, George III. È un’idea che torna ciclicamente nella storia degli Stati Uniti: il rifiuto di qualsiasi potere percepito come troppo concentrato ed è per questo che la sua versione contemporanea prende forma soprattutto tra il 2016 e il 2020, durante e dopo l’ascesa del Tycoon.