CERNOBBIO (CO). Il percorso era quello buono, ma la guerra nel Golfo Persico ha imposto un cambio di paradigma. A spiegarlo in modo preciso è il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Intervenendo in videocollegamento con la platea del Workshop Finanza organizzato da The European House Ambrosetti, il titolare del Tesoro non nasconde la sua preoccupazione di fronte all’incertezza internazionale. “Abbiamo fatto tre anni molto soddisfacenti, ma la congiuntura è mutata”, evidenzia ricordando però la solidità relativa del Paese. “La finanza pubblica italiana è in grado di assorbire lo shock dell’Iran”, spiega Giorgetti. I timori per uno squilibrio energetico simile a quello vissuto nel 2022 e per un blocco delle filiere produttive sono però marcati. E, spiega Giorgetti, se la resilienza dell’economia nazionale è significativa, esistono rischi al ribasso.

Il responsabile di Via XX Settembre traccia un confine inequivocabile tra i complessi sforzi compiuti per il consolidamento dei conti e la burrasca che si profila all'orizzonte economico globale. L'esecutivo ha lavorato per blindare i gangli vitali del bilancio dello Stato, una operazione concepita con l'obiettivo primario di rinsaldare le fondamenta del Paese di fronte agli occhi degli investitori. Lo sottolinea a più riprese il ministro stesso, rivendicando come l'azione politica si sia concentrata su un asse preciso. La missione era dimostrare ai partner internazionali di aver riportato le finanze pubbliche su un sentiero virtuoso, «maturando la fiducia dei mercati, dei risparmiatori, rifinanziando enormi quantità di debito in un contesto post-pandemico in cui la crescita ha tenuto». I documenti programmatici in via di ultimazione dovranno ratificare la rinnovata stabilità del sistema, in attesa del «dato del deficit 2025 che l’Istat dovrà a fine mese certificare». L'impalcatura fiscale rischia tuttavia di subire i gravi contraccolpi di dinamiche esogene refrattarie a ogni tentativo di controllo da parte delle cancellerie occidentali. Giorgetti descrive una cesura inattesa, un evento traumatico in grado di scompaginare le urgenze sul tavolo del Consiglio dei Ministri. Le avvisaglie di questa frenata trovano radici in dinamiche geopolitiche dirompenti. Si tratta a tutti gli effetti di «uno shock esterno paragonabile in termini di impatto a quello della crisi ucraina, un po' di più sull'aspetto dell'energia». Questa costrizione obbliga le istituzioni centrali a un severo bagno di realtà, imponendo al dicastero di ricalibrare le proiezioni macroeconomiche che fungeranno da asse portante nella stesura dell'imminente Documento di Economia e Finanza.