La guerra rischia di pesare sull'economia e i conti pubblici italiani.

Con il Brent ormai lanciato verso i 120 dollari al barile e il Qatar pronto a dichiarare la forza maggiore sui contratti di fornitura di gnl, la situazione in Medio Oriente sembra ormai sempre più ingarbugliata e pericolosa, anche dal punto di vista economico. Tanto da spingere Giancarlo Giorgetti, a lanciare i primi avvertimenti sull'impatto del conflitto.

Il ministro dell'Economia parla di "sfiducia, paura, chiusura", elementi psicologici che però, come la dottrina economica insegna, sono in grado di incidere fortemente sull'andamento del Pil. Le conseguenze della guerra sono immediate, spiega: "impennate dei prezzi energetici, con un rischio inflazionistico sulle famiglie, mentre il famigerato spread ha rialzato la testa". Prima dell'attacco di Usa e Israele contro l'Iran il differenziale fra i titoli decennali italiani e quelli tedeschi viaggiava infatti intorno ai 60 punti base, oggi è oltre gli 80. "E' uno stress test impegnativo anche per i conti pubblici", sottolinea Giorgetti. A partire dal debito, il cui percorso di rientro potrebbe essere messo alla prova dalla salita del costo degli interessi, ma anche per Pil e deficit.