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28 MARZO 2026
Ultimo aggiornamento: 11:18
Non fosse che è protetto a vista da quattro guardie del corpo, sembrerebbe un qualsiasi pensionato che sta seduto al bar, si crogiola al sole e aspetta l’ora di pranzo. Il rito sempre uguale di chi non ha niente da fare in una città di provincia, sul far del mezzogiorno. Piazza Hesperia è un po’ appartata, rispetto alla più scenografica e famosa Piazza dei Signori. A due passi c’è la duecentesca Loggia dei Cavalieri, poco lontano il mega negozio degli United Colors of Benetton, quindi i portici del Calmaggiore. Sono i luoghi immortalati dal film “Signore & Signori” che hanno catturato l’anima godereccia e boccaccesca di Treviso. Carlo Nordio non è un pensionato qualsiasi, anche se lo è diventato quando lasciò la magistratura nel 2017, al compimento dei 70 anni. Adesso il suo lavoro è quello del Guardasigilli, il ministro della Giustizia che avrebbe voluto disfare e rifare la Costituzione, per entrare nei libri di storia al pari di Giuliano Vassalli, il riformatore del codice di procedura penale.
Gli agenti gli fanno da scudo. Lui se ne sta assorto, quasi assopito, rimuginando pensieri cupi nel giorno in cui è tornato a casa dopo la tempesta perfetta del referendum. I trevigiani doc sono fatti così, considerano il cuore della città dentro le mura cinquecentesche come il centro del mondo, un luogo della memoria, un’intangibile comfort zone, il buen retiro dopo la battaglia. Figlio e fratello di avvocati, anche Nordio non sfugge a questa disposizione d’animo. A Roma e in Italia la battaglia è stata persa in modo devastante e così ha dovuto attendere qualche giorno prima di tornare. Nel frattempo la presidente del consiglio Giorgia Meloni gli ha decapitato il Ministero della Giustizia, togliendo di mezzo la potente capa di gabinetto Giusi Bartolozzi e il sottosegretario Andrea Delmastro Delle Vedove. Dopo essere stato infilzato come un San Sebastiano dalle opposizioni nell’aula della Camera dei Deputati, Nordio ha ripreso mestamente la via verso il Veneto, senza nemmeno potersi consolare con il record del 58 per cento dei “sì” in regione, visto che a Treviso i “no” hanno vinto per 330 voti (50,39 per cento contro 49,61 per cento).









