È la serata dei lunghi sospiri a via Arenula. Riecheggiano quelli di Carlo Nordio per i corridoi del ministero della Giustizia. Deluso, amareggiato per la battaglia della vita infranta contro il muro delle urne. Ci ha messo la faccia e la firma. Non intende dimettersi, il Guardasigilli, ma è pronto a farlo qualora glielo chiedessero. Trema tutto il ministero del resto dopo l’inciampo elettorale.
Il ministro segue lo spoglio dalla sua stanza, poi si confronta con i collaboratori. Andrea Delmastro, il sottosegretario nel ciclone per l’affare “bistecche” - la quota di un ristorante in società con la figlia di un “prestanome” della malavita - si connette a metà pomeriggio. C’è anche Giusi Bartolozzi, la capo di gabinetto e pasionaria della riforma diventata protagonista di questa campagna elettorale per le uscite border-line contro i magistrati. Chi paga il conto? Dai piani alti di Fratelli d’Italia frenano, negano scossoni alle viste. Ma la difesa d’ufficio dell’amico e collega Delmastro si fa sempre più flebile, man mano che il caso giudiziario si ingrossa. Galeazzo Bignami, capogruppo alla Camera, si affaccia ai microfoni del Tg La7 quando lo spoglio è appena iniziato e la mette così: «Delmastro? Faremo le nostre valutazioni. Mi sembra complesso dire che è il risultato è colpa di una sola vicenda, per quanto molto sottolineata dalla stampa…». Non proprio una muraglia intorno al sottosegretario a capo della polizia penitenziaria.












