La crisi di Hormuz potrebbe anche trasformarsi in un’opportunità per l’Italia. Se infatti l'approvvigionamento di petrolio e di gas dal Medio Oriente, in particolare dal Qatar, sta diventando un serio problema per via della guerra in Iran, il nostro Paese ha il grosso vantaggio, rispetto al resto d’Europa, di trovarsi affacciato sui Paesi nordafricani ricchi di idrocarburi, e di essere anche connesso ad essi con due gasdotti, il TransMed con l’Algeria e il GreenStream con la Libia.

L’Italia, insomma, potrebbe davvero diventare in un prossimo futuro l’hub dell’energia europea, secondo un disegno che Giorgia Meloni aveva prefigurato già all’inizio del suo mandato. In questo quadro, la Libia in particolare riveste un ruolo centrale, specie dopo che è tornata ad essere il primo fornitore di petrolio per Roma e dopo che l’Eni ha scoperto due nuovi giacimenti di gas a seguito di una campagna esplorativa avviata mesi fa, la prima dal 2011. Si tratta di due pozzi capaci, secondo le prime valutazioni volumetriche, di fornire oltre 28 miliardi di metri cubi di gas, localizzati a solo 200km di distanza da Lampedusa, in prossimità del più grande campo gas offshore della Libia. Il ritrovamento di inserisce in un contesto più ampio, quello di un accordo tra Eni e la National Oil Corporation per investimenti fino a 8 miliardi di euro in sviluppi offshore (come Bouri e Bahr Essalam), e in quello di un notevole incremento di produzione sia di gas che di petrolio. La National Oil Corporation conta infatti di estrarre 10 miliardi di metri cubi di gas all’anno entro il 2030, e di portare entro il 2028–2030, la produzione di petrolio dai circa 1,4 milioni di barili al giorno attuali 2 milioni.